venerdì 17 febbraio 2012

Ultrasuoni Terapia

Ultrasuoni Terapia
Trattamento del dolore comunemente adottato nella pratica di fisioterapia e basato sull'uso degli ultrasuoni. Gli ultrasuoni sono onde acustiche che l'orecchio umano non è in grado di percepire (frequenza maggiore di 20.000 Hz). Sono generati artificialmente per azione della corrente elettrica su un cristallo di quarzo. Il cristallo per effetto della corrente sottostà a contrazioni ed espansioni successive; in tal modo, si crea un'alternanza di movimenti che genera delle vibrazioni, che sono trasmesse ai tessuti. Gli ultrasuoni penetrano sotto la pelle e producono un micromassaggio ed un effetto termico (calore), che hanno grandi benefici sui tessuti, sia quelli superficiali, sia quelli profondi. La terapia ad ultrasuoni è eseguibile in due modi: mediante massaggio direttamente a contatto con la pelle della parte che deve essere trattata (utilizzando un apposito gel) o mediante immersione di essa in vasca d'acqua insieme al sistema che produce gli ultrasuoni. Le principali applicazioni riguardano le malattie dei muscoli, dei tendini e delle articolazioni, sui quali gli ultrasuoni hanno azione antinfiammatoria ed antalgica (contro il dolore). Gli ultrasuoni esercitano anche un'azione positiva sulle cicatrici e sulle terminazioni nervose. La terapia è molto utile in caso di malattie reumatiche (malattie che interessa soprattutto le articolazioni; provocano dolori, che si manifestano particolarmente con i movimenti e al mattino, e febbre), di malattia di Dupuytren (flessione progressiva di una o più dita della mano, conseguente a retrazione dell'aponeurosi palmare, vale a dire lo strato di tessuto fibroso situato sotto la pelle del palmo della mano), epicondilite (dolore al gomito dovuto a traumi ripetuti oppure a sforzi eccessivi), periartrite scapolo-omerale (forte dolore e limitazione dei movimenti della spalla), nevralgia (dolore continuo, a tratti bruciante, violento, causato dal danneggiamento di un nervo in qualsiasi parte del corpo), artrosi (malattia degenerativa delle cartilagini che rivestono le ossa), edema (rigonfiamento dovuto ad infiltrazione di siero sanguigno nei tessuti). E' bene non eseguirla in gravidanza. Il trattamento è effettuato in più sedute (solitamente dieci) di durata variabile da 5 a 10 minuti (secondo la regione da trattare), nel corso dei quali il paziente avvertirà una sensazione di piacevole calore senza bruciore o altre sensazioni sgradevoli. Il trattamento, in acqua, in particolare, è indicato per le piccole articolazioni e per le zone corporee con superfici irregolari (come mani, piedi, ecc.).

ultrasuoni a cavitazione -- periartriti scapolo-omerali

Trattamento mediante ultrasuoni a cavitazione delle periartriti scapolo-omerali

Emy BrunelloScopo del nostro studio è stato valutare l’efficacia terapeutica della cavitazione ad ultrasuoni (US) nella periartrite calcifica di spalla (PSO).
Articolo a cura di Dr.ssa Emy Brunello.  Pubblicato il 15/11/2010, cliccato 6136 volte.
 

Introduzione: la periartrite scapolo-omerale

Il termine generico di periartrite scapolo-omerale (PSO) è stata, ed è ancora, una definizione sintetica di un insieme di problematiche, in un continuum patogenetico, a carico di tutte le strutture dello spazio sottoacromiale.
Coniato da Duplay nel 1872, esso viene comunemente usato infatti per definire situazioni dolorose regionali della spalla da patologia extra-articolare.
Nella PSO si comprendono dunque sia la sindrome da impingement sia la tendinite calcifica sia la borsite sottoacromiale sia la capsulite adesiva, tutti quadri da sovraccarico che colpiscono la cuffia dei muscoli rotatori (sovraspinoso, sottospinoso, sottoscapolare e piccolo rotondo) e/o le borse mucose (sottoacromiale, sottocoracoidea e sottoscapolare).
In particolare, le calcificazioni di spalla possono interessare la borsa sottoacromiale o i tendini della cuffia, ma il tendine del sovraspinoso, vicino alla sua inserzione, è il più colpito.
Generalmente il dolore è localizzato dal paziente in corrispondenza della faccia antero-laterale della spalla con tendenza all'irradiazione lungo la faccia anteriore del braccio. Alla digitopressione è possibile risvegliare un dolore vivo in corrispondenza del solco bicipitale. Un aggravamento della sintomatologia dolorosa si verifica anche quando si mobilizza l'articolazione.
Per comprendere il substrato patogenetico dei diversi quadri clinici, occorre avere ben presenti alcuni importanti aspetti anatomo-funzionali.
In primis, l’esistenza di una zona di maggior usura in corrispondenza dell'inserzione del muscolo sopraspinato. Questa zona è particolarmente delicata a causa dei traumi ripetitivi della testa omerale contro il margine anteriore dell'acromion nel corso dei movimenti di elevazione ed abduzione del braccio, traumi responsabili di molte situazioni dolorose locali ("impigement syndromes"). Anche il tendine del capo lungo del bicipite è sottoposto a notevole usura, specie in prossimità della grande tuberosità e nel punto ove si impegna nel solco bicipitale.
In secondo luogo, la presenza di zone di precaria vascolarizzazione a livello del tendine del sopraspinato e del tendine del capo lungo del bicipite. Molto vulnerabile è la cosiddetta "zona critica", una porzione del tendine del sopraspinato situata circa a 1 cm medialmente rispetto all'inserzione della grande tuberosità. Si tratta di una zona poco vascolarizzata che diventa ischemica durante il movimento quando viene sottoposta ad una pressione anormale.
Attraverso meccanismi complessi intervengono, quasi certamente, anche fattori di ordine sistemico, e la degenerazione delle fibre tendinee crea i presupposti per la precipitazione di materiale calcareo per lo più costituito da cristalli di idrossiapatite. Dopo una "fase silente" subclinica, i cristalli, purché sufficientemente abbondanti, si rendono visibili sui radiogrammi (tendinite calcifica). Le calcificazioni interessano più spesso il tendine del sopraspinato, seguito nell'ordine dal sottospinato, dal piccolo rotondo e dal sottoscapolare.
Il deposito calcifico successivamente aumenta di volume infiltrando le fibre dei tendini vicini e sollevando il pavimento della borsa sottoacromiale. Quindi tende a farsi strada e rompersi sotto il pavimento della borsa o direttamente nella borsa stessa. Il trattamento della periartrite di spalla ai primi stadi è essenzialmente conservativo e si attua mediante la riduzione dell'attività fisica, la terapia farmacologica con FANS per via generale, la terapia farmacologica per via locale (mesoterapia mirata con F.A.N.S. o infiltrazioni cortisoniche), l'elettro-analgesia (mediante ionoforesi o T.E.N.S. o correnti diadinamiche) e l'ultrasuonoterapia.
La kinesiterapia sarà indispensabile per ripristinare l'articolarità compromessa specie nelle forme cliniche di spalla congelata; il ripristino della motilità sarà d'ausilio per potenziare i risultati raggiunti dalla terapia medica e fisica mentre gli esercizi di rinforzo muscolare mireranno a potenziare i gruppi muscolari deficitari.
Per i casi refrattari, negli ultimi stadi del processo morboso e se il trattamento incruento è insoddisfacente è possibile attuare la terapia chirurgica di acromionplastica artroscopica o a cielo aperto.
Resta sempre importante la profilassi in quanto nessun trattamento riesce a garantire la rapida remissione di un quadro inveterato. In numerosi pazienti eseguendo semplici esercizi che mobilizzano la spalla entro un ampio grado di motilità in tutte le condizioni che promuovono l'inattività del braccio è possibile prevenire efficacemente lo svilupparsi della condizione morbosa.

Gli ultrasuoni a cavitazione

Si definiscono ultrasuoni (US) delle particolari onde acustiche con frequenza tale da non poter essere percepite dall'orecchio umano: essendo l'intervallo di percezione uditiva compreso tra 50 Hz e i 16000-20000 Hz (16-20 KHz), definiamo US le onde con frequenza superiore ai 16-20 KHz.
Gli US si diffondono sotto forma di onde di compressione-decompressione con movimento di "va e vieni" delle particelle del mezzo di trasmissione, parallelo alla direzione delle onde di propagazione.
Gli US sono prodotti artificialmente tramite l’effetto piezoelettrico sfruttando o un quarzo o un disco di materiale ceramico. Applicando delle cariche elettriche sulle facce di una lamina di quarzo si ha infatti la compressione del cristallo, ed invertendone il senso se ne ottiene l’espansione. Sottoponendo il materiale piezoelettrico ad un campo elettrico alternato si ottiene, pertanto, un alternarsi di compressioni e di espansioni del cristallo, o del disco di ceramica, con la produzione di una serie di vibrazioni.
Un apparecchio per terapia ad US è costituito principalmente da un generatore di corrente alternata che alimenta, tramite cavo, una testa emittente in cui è inserito un trasduttore (disco piezoelettrico o lamina al quarzo) che converte l’energia elettrica in energia meccanica (vibrazioni acustiche) che sono trasmesse ai tessuti. La potenza di uscita viene misurata in Watt/cm2, ossia energia erogata per unità di superficie della testa emittente.
Gli US a scopo terapeutico furono introdotti e studiati in modo sistematico nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale. In Italia si diffusero immediatamente e molti nostri studiosi hanno contribuito in modo determinante alla ricerca sperimentale ed clinica in questo campo. In medicina sono diverse le loro applicazioni diagnostiche (doppler, ecografia, ecocardiografia) e non mancano quelle terapeutiche che sfruttano vibrazioni meccaniche e l'effetto termico prodotto (ultrasuonoterapia).
Quando le onde ultrasonore viaggiano attraverso il tessuto biologico, perdono infatti una certa porzione della loro energia: questo processo è conosciuto con il nome di attenuazione. L'assorbimento è la causa principale dell’attenuazione degli US. L’energia ultrasonora è assorbita dal tessuto ed è alla fine convertita in calore.
Per la maggior parte dei tessuti, l’attenuazione aumenta all’aumentare della frequenza, così un segnale di 30 KHz penetra più profondamente di un segnale di 3 MHz (3000 KHz), a causa della attenuazione più bassa nel tessuto.
La cavitazione avviene quando un liquido è sottoposto in maniera adeguata ad ultrasuono (frequenze da 20 KHz a 10 MHz): quando un'onda acustica passa attraverso un liquido, genera onde di espansione (pressione negativa) e onde di compressione (pressione positiva). Se l’intensità dell'ultrasuono è abbastanza alta, può causare la formazione, la crescita, ed una rapida decompressione delle bolle di vapore nel liquido: la cavitazione è quindi un fenomeno consistente nella formazione di cavità gassose all'interno di un tessuto o di un liquido, che poi collassano e implodono.
Ciò avviene a causa dell'abbassamento locale di pressione ad un valore inferiore alla tensione di vapore del liquido stesso, che subisce così un cambiamento di fase a gas, formando cavità contenenti vapore. La dinamica del processo è molto simile a quella dell'ebollizione.
La principale differenza tra cavitazione ed ebollizione è che nell'ebollizione, a causa dell'aumento di temperatura, la tensione di vapore sale fino a superare la pressione del liquido, creando quindi una bolla meccanicamente stabile, perché piena di vapore alla stessa pressione del liquido circostante.
Nella cavitazione invece è la pressione del liquido a scendere improvvisamente, mentre la temperatura e la pressione di vapore restano costanti. Per questo motivo la "bolla" da cavitazione resiste solo finché non esce dalla zona di bassa pressione idrostatica: appena ritorna in una zona del fluido in quiete, la pressione di vapore non è sufficiente a contrastare la pressione idrostatica e la bolla da cavitazione implode immediatamente, sviluppando calore e onde di pressione che possono essere estremamente intense.
Gli effetti prodotti dalla cavitazione sono molteplici, tra cui la formazione di nuovi vasi sanguigni (neoangiogenesi) con maggior afflusso locale di sangue e di nuove cellule con notevole spinta alla riparazione di micro-lesioni e al miglioramento del trofismo tissutale, con riduzione della flogosi locale.

Scopo dello studio

Scopo del nostro studio è stato valutare l’efficacia terapeutica della cavitazione ad ultrasuoni (US) nella periartrite calcifica di spalla (PSO) , sia in termini di riduzione del dolore, sia in termini di miglioramento del ROM e della conseguente funzionalità, sia infine in termini di riduzione, strumentalmente comprovata, del diametro delle calcificazioni.

Materiali e metodi

Nel periodo settembre 2009 - settembre 2010 abbiamo reclutato 12 soggetti di ambo i sessi, di età media 52,67 anni e con diagnosi di periartrite calcifica di spalla effettuata mediante esame clinico ed indagini strumentali (radiografia, ecografia e/o RMN). La diagnosi era precedente allo studio di un periodo minimo di 1 mese e massimo di 72, con una media di 13 mesi.
Criteri di inclusione sono stati:
  • presenza di calcificazioni tendinee comprovate da esame strumentale positivo (Rx, RNM e/o ecografia);
  • VAS score > 4 alla prima valutazione;
  • età compresa tra 35 e 60 anni ;
  • test chinesiologici quali Jobe, Lift-off e test di Neer positivi due su tre.
Criteri di esclusione sono invece stati:
  • osteoporosi ad alto turnover, presenza di frammenti metallici e/o di protesi articolari;
  • vene varicose;
  • flebiti e tromboflebiti;
  • presenza di pace-maker;
  • arteriopatie obliteranti;
  • emorragie, mestruazioni;
  • tessuti neoplastici e zone limitrofe;
  • tubercolosi;
  • gravidanza;
  • soggetti in fase di accrescimento (bambini, adolescenti);
  • pazienti palesemente incapaci di comunicare chiaramente al terapista qualsiasi sensazione dolorosa.
Tutti i soggetti sono stati valutati prima di ogni trattamento con US a cavitazione (T0), al termine del trattamento (T1) ed a 3 mesi dallo stesso (T2) mediante esame clinico obiettivo con valutazione dei ROM articolari,VAS (scala analogico-visiva), test chinesiologici (quali Jobe, Lift-off e test di Neer), ecografia e/o Rx standard.
Nel test di Jobe l'esaminatore si pone davanti al paziente che sta in piedi con le braccia in abduzione di 90° anteroflesse di 30°. I palmi delle mani vengono fatti ruotare all'indietro con i pollici iperestesi verso il basso. A questo punto l'esaminatore spinge verso il basso le braccia contro resistenza.
Nel test Lift-of il paziente deve portare il dorso della mano corrispondente alla spalla che si vuole esaminare posteriormente intorno alla vita. L'esaminatore allontana la mano del paziente dalla vita tenendo fermo il gomito. In caso di lesione del muscolo sottoscapolare il paziente non è in grado di mantenere la posizione e la mano torna velocemente al punto di partenza.
Nel test di Neer, si cerca una dolorabilità durante la elevazione anteriore passiva dell’arto extra-ruotato, e la posotività del test depone per una sofferenza del sovraspinoso.
Per il trattamento abbiamo utilizzato un apparecchio ad ultrasuoni con cavitazione, con un protocollo che prevedeva 3 sole sedute a cadenza monosettimanale di 15 minuti ciascuna, con una frequenza alternata di 1-3 Mhz.

Risultati

Dei 12 pazienti trattati, 11 hanno evidenziato un significativo decremento del dolore soggettivo, misurato mediante VAS (vedi grafici 1, 2, 4, 5). Il 75% dei pazienti ha inoltre dimostrato una scomparsa delle calcificazioni radiologicamente e/o ecograficamente documentata, a 3 mesi dal trattamento (vedi grafico3). Solo un paziente non ha beneficiato né soggettivamente né ai test clinici del trattamento eseguito, corrispondente ad una percentuale dell’ 8.3% dei casi trattati.

Conclusioni

L'effetto antalgico e la frantumazione delle calcificazioni sono conseguenti all'effetto di cavitazione prodotto dagli US utilizzati.
L’unico paziente che soggettivamente non ha beneficiato del trattamento non ci pare apportare un dato scoraggiante poiché si tratta del solo caso in cui la PSO era stata diagnosticata da 72 mesi, periodo molto maggiore rispetto alla media degli altri pazienti in studio (13 mesi).
La riduzione importante della VAS ed il conseguente recupero del ROM articolare in tutti gli altri 11 casi, con miglioramento ai test clinici, in pazienti sino ad allora refrattari ai più comuni trattamenti non invasivi mediante terapie fisiche standard, a nostro parere incoraggia nuovi studi sul possibile utilizzo di questa metodica nelle PSO, ulteriormente avvalorato dalla scomparsa delle calcificazioni, radiologicamente ed ecograficamente documentata, nel 75% dei casi trattati.

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Tens - Elettroterapia

Tens - Elettroterapia

TENS Transcutaneous electrical nerve stimulation ossia Elettrostimolazione nervosa transcutanea. Nel tens la prima cosa da sapere è che ci sono tre tipi di correnti elettriche che sono usate per la terapia dei disturbi muscolo-scheletrici.
La terapia TENS si basa sull'applicazione, per mezzo di elettrodi, di correnti appropriate i cui microimpulsi eccitano solo le fibre nervose della sensibilità tattile situate sotto la pelle. tens - elettroterapiaPraticamente gli elettrodi vengono posti a livello della zona dolorante e coprono la maggior estensione possibile di pelle al di sopra della zona interessata.
L'elettroterapia TENS ha un effetto antalgico attraverso la stimolazione selettiva dei nervi periferici da parte di impulsi elettrici.
La TENS è indicata in numerose patologie come nei dolori radicolari (rachialgie, sciatalgie e cruralgie), nelle nevralgie post-erpetiche, nell'artrite reumatoide, nell'artralgie e mialgie localizzate è importante ricordare inoltre che la terapia TENS è controindicata per i pazienti portatori di pace-maker, nella gravidanza, per la stimolazione peri-cardiaca e qualsiasi allergia accertata alla corrente.

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Terapia ultrasuoni - Ultrasuoni terapia

Terapia ultrasuoni - Ultrasuoni terapia

Gli ultrasuoni sono vibrazioni acustiche ad alta frequenza non percepibili dall'orecchio umano.In campo terapeutico gli ultrasuoni sono ottenuti in modo artificialmente sfruttando la proprietà di alcuni cristalli minerali sottoposti all'azione di un campo elettrico di corrente alternata di dilatarsi e comprimersi emettendo in questo modo vibrazioni.
L'irradiazione ultrasonica genera, quindi, un micromassaggio di notevole intensità agendo in profondità nei tessuti.
Da questa vibrazione,urto e frizione delle strutture cellulari e intracellulari viene generato del calore, infatti oltre che un effetto meccanico gli ultrasuoni esercitano anche un effetto termico conseguente inoltre, gli ultrasuoni possono essere anche usati in immersione; la testina viene immersa in acqua insieme alla zona da trattare.
Gli effetti terapeutici della terapia con ultrasuono sono di effetto antalgico, rilassamenti dei muscoli contratti, azione fibrotica ed effetto trofico.
La ultrasuonterapia è indicata morbo di Dupuytren, epicondiliti, sciatalgie e nevriti in genere, periartriti scapolo-omerali (anche se sono presenti calcificazioni) ed è  controidicata nei casi di presenza di neolplasie, in vicinanza dell'area cardiaca o di organi sessuali, osteoporosi,flebiti in fase acuta.

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Argomento: Terapia ultrasuoni - Ultrasuoni terapia
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elettrostimolazione

  
Ottenere risultati attraverso l'uso dell'elettrostimolazione è veramente facile; nel corso di questa breve trattazione abbiamo avuto modo di mettere in rilievo i numerosi vantaggi che se ne possono trarre.
Vediamo di seguito quale possono essere gli svantaggi e quando può essere vivamente sconsigliato l'utilizzo. Dall'esame di quello che segue si deduce che bisogna prestare attenzione prima di utilizzare un elettrostimolatore, verificando innanzitutto di usarlo correttamente e di non ricadere nei casi in cui esso è da evitare.
L'elettrostimolazione può risultare svantaggiosa per una serie di motivi: perché il movimento prodotto non è controllato dal sistema nervoso, perché non vi è integrazione con le percezioni propiocettive e perché si stimola solamente un gruppo muscolare alla volta.
Da tutto ciò si evince che non essendovi la giusta correlazione fra muscoli agonisti e antagonisti, la coordinazione motoria non può migliorare ed il gesto tecnico non si affina.
L'elettrostimolazione inoltre è vivamente sconsigliata nei seguenti casi:
- Nelle persone estremamente sensibili, perché dopo il trattamento possono manifestarsi degli arrossamenti; tuttavia questi scompaiono normalmente dopo pochi minuti.
- Nei casi in cui venga effettuata di sera, potrebbe provocare difficoltà ad addormentarsi; in questo caso è meglio sospendere i trattamenti e cambiare orario.
- In presenza di traumi, o stress muscolari.
- In presenza di ustioni.
- In pazienti portatori di pace-maker.
- Nelle donne in gravidanza.
- Qualora si intendesse posizionare gli elettrodi in modo che l'onda attraversi l'area cardiaca (es.: elettrodo corretto sul petto e negativo sulle scapole).
- Qualora si intendesse posizionare gli elettrodi su i seni carotidei e genitali

elettrostimolatori

 

Allenarsi ed ottenere i migliori risultati attraverso l'uso dell' elettrostimolazione non è del tutto facile, perché gli elettrostimolatori oggi in commercio offrono varie possibilità di impiego. Per agevolare i propri clienti in questo compito, le case costruttrici forniscono dei manuali di allenamento, che al contrario di quanto si possa pensare, non sono affatto facili da comprendere, e richiedono già delle conoscenze di base. Inoltre le ditte stesse per differenziarsi dalla concorrenza, attribuiscono ai loro programmi dei nomi del tutto inventati, che non hanno alcun significato (es.: forza resistente riabilitativa, resistenza aerobica) contribuendo così soltanto a confondere le idee. Cerchiamo quindi di capire quali sono gli ostacoli che si presentano a chi per la prima volta vuole utilizzare un elettrostimolatore.
Punto primo: tipi di fibre muscolari
La cosa più importante da sapere, è che le fibre muscolari non sono tutte uguali; infatti possiamo suddividerle in tre gruppi:

  • Fast Twich Fiber type A (FT - fibre veloci tipo A) : ovvero fibre bianche, che consentono le contrazioni rapide-resistenti, a metabolismo ossidativo glicolitico;
  • Fast Twich Fiber type B (FTR): ovvero sempre fibre bianche, ma che consentono contrazioni esplosive e con metabolismo anaerobico;
  • Slow Twich Fiber (ST - fibre lente): ovvero fibre rosse, resistenti, a metabolismo aerobico.

Punto secondo: percentuale di fibre rosse e bianche
In secondo luogo bisogna considerare che la percentuale di fibre bianche e di fibre rosse varia da muscolo a muscolo ad esempio; il Soleo (muscolo del polpaccio), che svolge prevalentemente funzioni posturali, è quasi esclusivamente composto da fibre rosse (80%); al contrario, il Bicipite brachiale che interviene maggiormente nelle azioni quotidiane, presenta grosso modo un 50% di fibre rosse e un 50% di bianche. Ho utilizzato la parola "grosso modo", perché detta percentuale varia da persona a persona, in base alle caratteristiche genetiche di ogni individuo.
Le ricerche scientifiche finora condotte hanno inoltre dimostrato che occorrono frequenze specifiche per stimolare le diverse fibre muscolari, e precisamente:

  • 25/30 Hz per le fibre rosse
  • 40/50 Hz per le bianche di tipo A
  • 75/80 Hz per le bianche di tipo B

Questa classificazione può sembrare inutile, ma in realtà è indispensabile qualora si decida di comperare elettrostimolatori con possibilità di gestire i programmi e di personalizzarli.
Punto terzo: la disciplina sportiva
Come terzo punto, bisogna considerare il fatto che ogni disciplina sportiva richiede un utilizzo diverso di fibre muscolari ad esempio: la percentuale di fibre lente utilizzate nella maratona corrisponde circa a un 70% (Bosco 1985) mentre per il bodybuilding è di circa il 40% (Hakkinen 1984), quindi ciò che può andar bene per uno sport non è detto che funzioni anche per un altro.
Di seguito sono riportate le percentuali di altre discipline sportive:
DISCIPLINA % DI FIBRE LENTE
Ciclismo su strada 55-60
Nuoto 50-60
Pallavolo 45-55
Calcio 40-50
Lotta 50-55
Pattinaggio su ghiaccio 65-70
Atletica 100 metri 35-40
Atletica 400 metri 40-50
Atletica 1500 metri 55-60
Sci di fondo 65-85
Sportivi non agonisti 40-60
Conclusioni
Tutto questo ci fa capire quanto sia difficile per l'atleta "autodidatta", impostare una preparazione ed ottenere subito buoni risultati, perché come visto si richiede una conoscenza approfondita della fisiologia muscolare ed una consapevolezza della variazione che la stimolazione può apportare.
Lo scopo di questi articoli è proprio quello di rendere accessibile l'utilizzo degli elettrostimolatori anche a chi per la prima volta si avvicina a questa tecnica di allenamento.

Correnti TENS

Correnti TENS


La TENS, ovvero "Transcutaneos-Elettrical-Stimulation" (stimolazione elettrica transcutanea), è una tipologia di stimolazione con elettrostimolatore che viene fatta con finalità analgesiche.
La TENS si basa su un "treno" di onde elettriche, trasmesso attraverso la cute, dalla cronassia molto breve, così da poterla definire stimolazione a microimpulsi analgesici.
Il meccanismo fisiologico su cui si basa la TENS, è quello del GATE-CONTROL, ovvero controllo a cancello. Il Gate Control in pratica funziona così: la via nervosa della sensibilità tattile e quella del dolore, giunte a livello spinale, utilizzano la stessa via al fine di condurre gli impulsi al cervello. Se però questa via viene impegnata da un eccesso di stimoli tattili, quella del dolore viene bloccata. È come se esistesse un interruttore inibitorio situato tra i neuroni conduttori al cervello; chiudendo in pratica tale cancello, le informazioni del dolore non giungerebbero a destinazione.
L'analgesia così ottenuta, senza l'uso di farmaci, ha il merito di interrompere i dolori cronici muscolari, permettendo un rilassamento progressivo con successivo smaltimento dei cataboliti.
L'effetto di sollievo è immediato, in genere dopo 15 minuti di trattamento; di contro, tale sollievo si esaurisce in un tempo relativamente breve (2-3 ore).
Per il periodo di durata del trattamento, il paziente avverte una sensazione di formicolio; questo va mantenuto costante, aumentando il livello di stimolazione qualora si instaurasse un'assuefazione.
Bisogna però stare attenti a non innalzare troppo l'intensità, rischiando di causare una seppur minima contrazione muscolare; in tal caso, infatti, si potrebbe i compromettere la riuscita del trattamento.
Le applicazioni TENS si rivelano insostituibili nei casi di distrofia muscolare e di muscoli denervati.
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Magnetoterapia

Magnetoterapia

la Magnetoterapia chiamata tecnicamente "elettromagnetoterapia pulsata ad alta frequenza" è particolarmente indicata nelle affezioni dolorose localizzate, ha inoltre la proprietà di accelerare la rigenerazione dei tessuti ossei e cutanei, stimolare l'assimilazione del calcio nella cura dell'osteoporosi, migliorare lo stato del sistema nervoso, neurovegetativo e vascolare; ridurre la viscosità del sangue; attenuare i dolori e gli stati infiammatori; produrre una notevole azione sedativa.

Dalla constatazione che le cellule danneggiate vanno incontro ad alterazione del loro potenziale di membrana per un modificato flusso ionico, inducendo particolari campi elettromagnetici con un apparecchio per magnetoterapia è possibile ristabilire il naturale potenziale elettrochimico cellulare.

A livello fisiologico, la magnetoterapia, agisce sui tessuti ossei e cutanei ripolarizzando le cellule e riequilibrando la permeabilita' della membrana cellulare, ovvero le funzioni della cellula vengono migliorate in seguito ad un uso maggiorato di ossigeno.
In questo modo, gli ioni all'interno della cellula vengono influenzati dal campo elettromagnetico e l'alterazione del flusso potenziale elettrico della cellula che ne consegue migliora la trasformazione dell'ossigeno.
In seguito all'aumentata vascolarizzazione, l'attività biologica complessiva dell'organismo si incrementa.
Gli impulsi elettromagnetici della magnetoterapia riescono così ad eccitare le cellule con la conseguenza di determinare una rapida azione di rigenerazione dei tessuti ossei e cutanei, a migliorare la circolazione sanguigna e sono in grado di stimolare la produzione di endorfine da parte del sistema neurovegetativo, con conseguente riduzione del dolore associato ai vari stati patogeni ed una efficace azione anti-infiammatoria.

Gli effetti della magnetoterapia possono essere usati per molteplici scopi terapeutici accelerando il decorso di svariate affezioni:

- di tipo infiammatorio (artrosi, neuriti, flebiti, tendiniti, stiramenti muscolari, ecc.)

- di tipo reumatico e articolare (artrosi, tendiniti, epicondiliti, borsiti, mialgie, cervicalgie, lombalgie, periartriti, trattamento delle fratture sia durante che dopo gessatura, osteoporosi primaria e secondaria ); infatti, la magnetoterapia influenza direttamente il tessuto osseo, accelerando la formazione del callo osseo, mobilitando gli ioni di Ca++ e gli osteoblasti nella produzione di tessuto osseo

riparazione delle ulcere di ogni tipo (traumatiche, da decubito, da ustioni, refrattarie ad altre terapie, venose (specialmente di tipo cronico), e in tutte quelle patologie in cui e' richiesta una maggiore micro vascolarizzazione e/o rigenerazione tessutale, quali l'attecchimento di autotrapianti, il consolidamento di calli ossei ecc.)

Premessi i notevoli effetti terapeutici della magnetoterapia e quelli bio-chimici, veniamo ora alla tecnica della Magnetoterapia elettromagnetica pulsata ad alta frequenza (magnetoterapia AF) su come i campi elettromagnetici pulsati a bassa intensità agiscono sul nostro organismo.

Dalle più recenti ricerche scientifiche sappiamo che i biopolimeri e le membrane cellulari sono in pratica delle minuscole pile elettriche, di cui è possibile misurarne la tensione (differenza di potenziale).
Nelle cellule nervose sane, esiste una tensione di circa 90 millivolts, mentre nelle altre cellule sane questa tensione si aggira sui 70 millivolts.
Quando queste cellule si ammalano, per una infezione o per un trauma o per l'età del soggetto o per qualsiasi altra causa, perdono la loro riserva di energia elettro-chimica, e la tensione scende a 50-55 millivolts; se poi questa tensione scende sotto i 30 millivolts si ha la necrosi, cioé la morte della cellula.
Quando queste minuscole "pile" presenti nel nostro corpo si scaricano, l'organismo ne avverte le conseguenze sotto forma di dolori alle ossa, alle articolazioni, processi infiammatori, ecc.
Per favorire il ritorno alla normalità di tutte queste cellule occorre ricaricarle.

I fisici che hanno approfondito gli studi sui biopolimeri e sulle membrane cellulari hanno appurato che questi, come in una normale radio sono sintonizzati su una gamma di frequenze comprese tra i 15 e i 900 MHz (MegaHertz).
Vi saranno quindi delle cellule sintonizzate sui 15 MHz, altre sui 100 MHz, altre ancora sui 200 MHz, e così via fino a giungere alle cellule sintonizzate sui 900 MHz.

Avvicinando al nostro corpo una sorgente capace di erogare un campo elettromagnetico con tutte le frequenze necessarie comprese nella gamma 15-900 MHz, le cellule captando le frequenze ad esse relative si ricaricano; ovviamente per riportare la situazione cellulare alla normalità, la terapia può durare da qualche giorno a qualche settimana o mese, perchè numerosi sono i fattori di condizionamento: come il tipo di cellula, la condizione di scarica, il carattere cronico o acuto della malattia.
In pratica, grazie a tale ricarica, un dolore infiammatorio di una giunzione articolare, una distorsione, un reumatismo, possono scomparire dopo poche settimane di applicazioni, mentre la riparazione di una frattura ossea, la rigenerazione dei tessuti molli, possono richiedere anche alcuni mesi.
Ad esempio, nel caso di una frattura ossea, potrebbe risultare necessario eccitare le cellule con frequenze sui 60 MHz, altre sui 200 MHz ed altre ancora sui 400 MHz.
Nel caso invece di reumatismi o dolori di schiena, le cellule interessate potrebbero ricaricarsi ad esempio con 50 - 140 - 350 MHz e così dicasi per qualsiasi altro tipo di affezione.
Perciò, per raggiungere il risultato richiesto, non potendo sapere a priori su quale frequenza di eccitazione risultano sintonizzate le cellule scariche che bisogna ricaricare, occorrono apparecchi per magnetoterapia in grado di generare impulsi elettromagnetici che coprano tutta la gamma interessata, partendo da un minimo di 15 MHz per arrivare ad un massimo di 900 MHz.
In tal modo tutte le cellule del corpo verranno eccitate e così facendo le cellule scariche si ricaricheranno mentre quelle totalmente cariche e sane ignoreranno questi stimoli di ricarica.

Occorre, infine, sottolineare che la magnetoterapia non presenta particolari controindicazioni o effetti collaterali e per precauzione non è indicata in pazienti nelle seguenti situazioni:
iperfunzione tiroidea, gravidanza, allattamento, portatori di stimolatori cardiaci e pacemaker o eventuali apparecchi acustici non vanno portati durante il trattamento, etc.

La TENS terapia

TENS

La TENS terapia è la tecnica di elettroterapia più utilizzata in fisioterapia, con finalità analgesico-antalgiche nella Terapia del Dolore, di estrema efficacia per il trattamento di molte patologie neuronali, osteo-articolari, dei legamenti e dei tendini.

La sigla TENS deriva dalle lettere iniziali delle parole inglesi "Transcutaneous Electric Nervous Stimulation" (stimolazione elettrica transcutanea nervosa), in quanto la tecnica è quella di applicare sulla cute per mezzo di placche elettroconduttive, dei particolari impulsi elettrici che eccitano solo le fibre nervose della sensibilità tattile situate proprio sotto la pelle. Gli impulsi nervosi così prodotti, attraverso i nervi sensoriali, risalgono verso il midollo spinale bloccando a questo livello "la porta di ingresso al dolore" (processo gate control).

La sensazione del dolore parte dai recettori nervosi presenti in ogni parte del nostro corpo. In presenza di uno stimolo questi generano un impulso elettrico che attraverso fibre nervose arriva al midollo spinale della colonna vertebrale che lo convoglia verso il cervello. Il cervello ricevendo questo stimolo lo interpreta e in base alle sue caratteristiche provoca un dolore nel punto dal quale è partito.

Stimolando le fibre nervose con impulsi TENS di frequenza appropriata si possono neutralizzare gli impulsi del dolore, i quali non giungendo al nostro cervello non verranno percepiti. Allo stesso tempo, questi impulsi TENS comandano al mesencefalo di produrre betaendorfine, cioè sostanze fisiologiche che hanno gli stessi effetti della morfina e in tal modo si completa l'azione analgesica con la totale scomparsa del dolore.

Nell'uso della TENS, notevole importanza assumono le frequenze degli impulsi. Di solito un buon apparecchio TENS deve poter erogare una gamma di frequenze comprese tra 2Hz e 150Hz, con la possibilità di impostare la frequenza più idonea per il tipo di dolore accusato.
Dalle ricerche scientifiche effettuate nella "tecnica-TENS" si possono stabilire dei criteri di applicazione delle diverse frequenze, nell'ambito della Terapia del Dolore.

Con le frequenze Tens più alte da 80Hz a 150Hz l’effetto è immediato, il dolore si attenua notevolmente nel tempo di circa 10 minuti di applicazione, ma questo effetto tende ad esaurirsi altrettanto rapidamente, dopo circa 2-3 ore.

Usando le frequenze Tens medie da 40Hz a 60Hz occorre un tempo maggiore circa 25-30 minuti per ottenere la riduzione del dolore, ma l'effetto analgesico si protrae per molte ore.

Utilizzando le frequenze Tens più basse da 2Hz a 20Hz occorre un tempo ancora maggiore di circa 60-80 minuti per attenuare il dolore, ma l'effetto analgesico sarà più duraturo, perchè con queste frequenze viene stimolato l'organismo a liberare neuropeptidi (ENDORFINE: sostanze morfino-simile). Tali sostanze inibiscono la trasmissione del dolore a livello del midollo spinale anche per alcuni giorni.

Da queste premesse, nasce l'esigenza di un uso corretto della TENS e la tecnica più usata nella fisioterapia moderna è quella di fare circa 15-20 giorni di terapia con applicazioni giornaliere di almeno 50-60 minuti, utilizzando le frequenze più idonee in base al tipo di dolore: acuto, saltuario o cronico.

Dolore acuto:
Per combattere i dolori acuti conviene iniziare con la frequenza più alta (150 Hz) per circa 10 minuti, poi una volta attenuato il dolore, proseguire per tempi di 10 minuti ciascuno in successione con le frequenze più basse (80Hz, 60Hz, 40Hz, 20Hz e 2Hz) che prolungheranno l'effetto analgesico anche per 1-2 giorni.

Dolore saltuario:
Nel caso di dolori saltuari è preferibile iniziare con le frequenze di 80 Hz o 60 Hz per poi passare alle più basse fino ai 2 Hz anche quando il dolore è scomparso; in questo modo il dolore non ricomparirà per circa una settimana o più.

Dolore cronico:
In presenza di dolori cronici potrebbero servire più applicazioni prima di ottenere la scomparsa del dolore. Si consiglia quindi di iniziare con applicazioni lunghe di almeno 1 o 2 ore usando le frequenze medie e basse in successione per tempi di almeno 20-30 minuti ciascuno per i primi 2-3 giorni di terapia, per poi proseguire con applicazioni di almeno 1 ora al giorno.

Una volta scomparso il dolore, proseguire con applicazioni giornaliere o saltuarie (secondo le esigenze) di mantenimento di circa 30/40 minuti usando le frequenze più basse di 20 Hz e 2 Hz.

Un altro fattore da tenere in considerazione durante la terapia di TENS, è l'intensità della corrente degli impulsi per ottenere l'attenuazione del dolore: il paziente deve avvertire una costante sensazione di formicolio piacevole che deve essere mantenuta per tutta la durata della seduta.
Per fare questo si deve agire regolando l’intensità di stimolazione degli impulsi per evitare una sorta d’accomodazione per assuefazione allo stimolo elettrico (scomparsa del formicolio). Importantissima, ma spesso sottovalutata è la tendenza negativa, soprattutto da parte del paziente, di aumentare troppo l’intensità, rischiando di provocare anche minime contrazioni muscolari, compromettendo in tal modo i risultati.

Ultimo, ma non meno importante fattore per una corretta TENS terapia, è la trasmissione degli impulsi che viene assicurata da placche in gomma elettroconduttive delle dimensioni di 15–30 cm2. Vengono applicate sulla cute del paziente con un gel conduttore, mentre meno efficaci risultano le placche autoadesive per una maggiore dispersione.

Le placche hanno polarità diversa: la placca negativa viene sempre posta sul punto da cui parte il dolore, mentre quella positiva deve essere posizionata all'estremità della zona dove il dolore si irradia.

Occorre, infine, sottolineare che l'uso della TENS nella Terapia del Dolore non presenta particolari controindicazioni o effetti collaterali, se non in pazienti nelle seguenti situazioni:

  • portatori di Stimolatori Cardiaci e donne in stato di Gravidanza o Allattamento;

  • particolare attenzione deve essere posta in soggetti con turbe del Ritmo Cardiaco;

  • gli elettrodi non vanno mai posizionati sopra Ferite, Piaghe o in zone di Alterata Sensibilità;

  • è sconsigliato l’utilizzo della stimolazione sulla parte anteriore del Collo, per la possibilità di evocare uno spasmo laringeo.